CÓD.N05-S05-19 ONLINE

Divergenze e punti d’incontro. L’impronta imperiale nella polifonia dialogica di Lazarillo de Ciegos Caminantes (1773)

Introduzione

 

Nell’ambito della produzione letteraria coloniale ispanoamericana del XVIII secolo, spicca senza dubbio Lazarillo de Ciegos Caminantes. Si tratta di un libro che presenta una considerevole molteplicità di tematiche, che vanno ben oltre la mera elencazione di dati tecnico-geografici. Sebbene la ragione principale della sua redazione risieda nel fornire un’utile guida di viaggio per coloro che intraprendono il lungo tragitto da Buenos Aires a Lima promovendo, altresì, la riforma del servizio di posta, tra le pagine si celano numerosi riferimenti agli usi e costumi delle popolazioni interessate.

Non possiede certamente le caratteristiche proprie di un romanzo (sarà il Periquillo Sarniento il primo a essere considerato tale, in ambito ispanoamericano). Eppure, è capace di offrire al lettore una varietà di contenuti che comprendono, oltre la narrazione, anche lo stile e, soprattutto, la tipologia diegetica. Sarà proprio questo, in effetti, l’elemento chiave della relazione, poiché l’autore non è chi dice di essere: è chiaro che Concolorcorvo, nome col quale firma il suo lavoro, sia uno pseudonimo. Ma non è associabile a Calixto Bustamante, come si legge nel prologo, bensì al visitador che venne accompagnato da questa esperta guida: il suo nome è Alonso Carrió de la Vandera, funzionario imperiale nativo di Gijón, incaricato di stilare una relazione esaustiva sui territori che avrebbe esplorato. È dunque questo l’aspetto più suggestivo del Lazarillo, giacché il dialogo che si instaura tra il narratore e il visitador rivela un rapporto ben più complesso di quanto traspari dalle righe dell’opera. Sarà questo, quindi, l’oggetto principale del nostro studio.

 

Obiettivi

Alla luce di quanto esposto nell’introduzione, gli obiettivi centrali della nostra analisi si focalizzano sul dialogo che va tessendo parole di elogio verso la corona imperiale e di invettive nei riguardi delle popolazioni autoctone che, per un motivo o per un altro, compromettono la sicurezza e la stabilità dei territori controllati dalla Spagna, da una prospettiva essenzialmente filoimperialista. Ad ogni modo, è difficile stabilire la veridicità delle parole di Calixto, dato che non riescono a superare la barriera del paradosso di natura etnica: se il narratore è nativo di Cusco, perché dovrebbe disprezzare le proprie radici? Per tanto, due sono gli obiettivi essenziali che strutturano la nostra ricerca:

  • Fissare i punti salienti del rapporto tra narratore e vero autore di questo Lazarillo del XVIII secolo, mettendo in risalto le teorie più recenti e accreditate che confutano o corroborano l’identità fittizia di Calixto

 

  • Porre in evidenza l’importanza che l’autore da alla tutela sia politica che economica dell’impero spagnolo a discapito delle realtà locali, espondendo i diversi gradi di verosimiglianza riferiti ad elogi sospettosamente categorici

 

Conclusioni

 

Lazarillo de Ciegos Caminantes è un’opera dalla complessità notevole, per cui anche un’apparente polifonia nelle conversazioni tra i due personaggi, il cui ruolo viene stabilito incontrovertibilmente sin dall’inizio, può celare un’apologia monodirezionale che solo esteriormente darebbe voce a diverse opinioni, sebbene in realtà rivelino una narrazione monologata. Di conseguenza, è al tempo stesso doveroso e suggestivo insistere sull’illusoria molteplicità dei punti di vista che comporrebbero il testo.

Palabras clave

Alonso Carrió de la Vandera Lazarillo de ciegos caminantes Letteratura del XVIII secolo Letteratura ispanoamericana Polifonia

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Daniele Arciello

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